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La nuova Libertà
Gruppo di incontro in carcere
Quali sono le emozioni, i sentimenti, i vissuti provati da un soggetto che si trova ad affrontare l'ultimo periodo della sua pena detentiva?
Nel tentativo di rientrare nella società l'ex detenuto spesso vive una serie di problematiche che spesso destabilizzano.
L'uscita dal carcere è una zona di confine caratterizzata da paure, incertezze, dubbi, aspettative e desideri che implicano rielaborazioni emotive funzionali al reinserimento sociale, obiettivo congiunto di operatori ed ex-detenuti. Si tratta di restituire al mondo extramurario una persona che abbia contatto con se stesso, che abbia individuato e potenziato le proprie competenze umane e professionali.
Spesso in carcere i detenuti coinvolti in programmi di recupero ed educativi sottolineano come il diventare adulto implichi essere consapevoli delle proprie azioni e considerare il rischio di poter commettere ancora errori.
Il trasgredire per molti detenuti rappresenta una modalità di adattamento all'ambiente, l'unico modo di esprimersi in un contesto dove non esistono figure di riferimento credibili, un contesto quindi che non lascia margine di trasformazione e possibilità di cambiamento. Per aver desiderio di costruire è necessario avere qualcosa o qualcuno in cui credere e con cui costruire insieme un'identità.
Avere responsabilità non è solo un peso ma è anche gratificante e il desiderio di ottenere gratificazioni certamente motiva l'agire.
Se usciti dal carcere non si ha la possibilità di ritrovarsi e riconoscersi in una realtà che gratifica e sostiene nella ricostruzione di sé, diventa naturale lasciarsi sedurre dalle tentazioni che sono sempre in agguato per tutti gli esseri umani, ma lo sono ancor di più per chi le ha già conosciute e vissute.
Il detenuto che ha terminato la sua carcerazione e il suo percorso di crescita personale ha la fantasia di rinnovarsi ma spesso non ha la struttura su cui poter fare affidamento. Ciò che manca quindi è la possibilità reale di poter coltivare la propria identità.
Purtroppo oggi l'istituzione difficilmente si domanda cosa serve a una persona per essere costruttiva.
Ecco allora il rischio di perdersi e disinteressarsi, passivizzarsi. Se da un lato l'ex detenuto vuole esserci al meglio e dimostrare di potercela fare, dall’altra purtroppo deve pur sempre fare i conti con una realtà istituzionale che, se in parte garantisce e sostiene, dall’altra presenta contraddizioni intollerabili e non riconoscimento. La natura umana è costituita di energia che se non ha possibilità di espressione può essere mal canalizzata, producendo così atteggiamenti e risposte inefficaci e non adattative.
Sulla base di queste riassuntive premesse ci si propone di lavorare con i detenuti come uomini dotati di consapevolezza, che progettano, costruiscono, sperimentano; uomini che hanno risorse e creatività.








