Nuovo paragrafo
I segnali del bullismo
Progetto V.I.A.
Quando parliamo di bullismo non ci limitiamo alle sole interazioni fra ragazzi, ma descriviamo un fenomeno che cresce e si sviluppa in differenti età o situazioni.
Il bullismo, infatti, è l'insieme di comportamenti aggressivi (verbali, fisici e psicologici) ripetuti e perpetrati nel tempo , in modo intenzionale da una o più persone, basato su un rapporto di forza sbilanciato nei confronti di chi ne è vittima.
Il nostro progetto V.I.A. è nato come strumento di prevenzione alle situazioni di violenza tra ragazzi nel contesto scolastico e in supporto di genitori ed educatori.
SEGNALI DI UNA SITUAZIONE DI BULLISMO
Non esistono dei veri e propri segnali che ci possono dimostrare in maniera inequivocabile che ci troviamo di fronte a un ragazzo vittima di bullismo; tuttavia ci sono diversi indizi che possono aiutare a riconoscere una condizione di difficoltà.
È importante prestare attenzione a eventuali variazioni dei comportamenti abituali : una maggiore chiusura emotiva e la ricerca di solitudine, oppure un atteggiamento più irritabile o aggressivo.
Ognuno affronta la frustrazione e la paura in maniera differente, per ciò sta al genitore (e agli insegnanti o educatori) l'indagine e la valutazione dei piccoli segnali di cambiamento nei comportamenti del bambino.
Alcuni fra gli atteggiamenti più comuni (ma non vincolanti) sono:
- Evitare situazioni a rischio (es. la scuola, il corso di calcio, i centri ricreativi etc...)
- Chiedere una maggior presenza al genitore (es. essere accompagnato in classe)
- Peggioramento dei risultati scolastici
- Va stranamente male a scuola
- Assumere , a propria volta, atteggiamenti "da bullo"
- Tornare a casa con lividi, graffi o oggetti danneggiati
- Incapacità o rifiuto di spiegare quello che gli sta succedendo
- Chiedere o prendere soldi
COME COMPORTARSI IN CASI SOSPETTI
È consigliabile fare riferimento a una o più figure professionali presenti nell'ambiente in cui si sospetta avvengano gli episodi; ad esempio agli insegnanti, ai dirigenti scolastici, ai tutor sportivi etc...
Queste figure educative, a loro volta, avranno il compito di attenzionare la situazione e, nel caso in cui si verifichino episodi, valutare la soluzione più adeguata.
Un insegnante può, per esempio, relazionare un evento, portarlo all'attenzione della dirigenza scolastica, intervenire con i genitori del "bullo" , definire una punizione educativa o addirittura denunciare l'episodio .
Tuttavia, nonostante la punizione sia il metodo più utile per far cessare un comportamento in tempi brevi, questa solitamente non ha effetti sul lungo periodo o sulla corretta comprensione dell'evento.
Spesso, infatti non si dedica la cura necessaria a spiegare le motivazioni per cui un determinato comportamento è sbagliato e soprattutto, non si offrono al "bullo" gli strumenti che gli sarebbero necessari per capire le proprie difficoltà e le strategie, pratiche e comportamentali, per gestirle.







